Un tempo i libri erano Verità, oggi offrono conoscenza ( Fabio Croce)

La libera diffusione dei libri sul nostro pianeta è da ritenersi realmente “progresso”. Grazie alla libertà, che in molti stati moderni esiste, di poter studiare ed accedere facilmente ai luoghi del sapere, la cultura sta offrendo al mondo la possibilità di crescere, di progredire su tutti i fronti del sapere, da quelli scientifici a quelli umanistici. Ma l’approdo a tale sviluppo non è stato semplice, anzi: nella storia millenaria del libro si è addirittura modificata l’ottica con cui ci si approcciava al testo, prima frutto del lavoro degli scrivani, poi degli amanuensi, poi dei tipografi, fino alle stamperie computerizzate di oggi.
Il testo classico, nell’Antica Grecia, era un oggetto quasi misterioso, accessibile a pochi, in cui c’erano scritte “verità”. Nelle accademie e nei ginnasi del tempo i filosofi e matematici teorizzavano sistemi in cui veniva spiegata la nascita del mondo, il senso dell’agire umano, degli atomi, e spiegavano addirittura la natura del corpo celeste. Svelavano segreti che potevano cambiare il mondo, quindi insegnavano verità assolute. E chi si approcciava al testo, rischiava anche la vita per conoscere la verità. I miti di Platone ancora sono considerati alla base della filosofia contemporanea, figuriamoci all’epoca quale emozione potessero provocare nell’animo dello studioso… Ipazia d’Alessandria poi, circa un millennio dopo, fu addirittura massacrata proprio perché i suoi studi, le sue verità all’avanguardia per i suoi tempi, non potevano essere divulgati per beceri motivi religiosi: la sua preziosa biblioteca fu incendiata.
Nel medioevo poi la situazione peggiorò, tanto che rischiarono di sparire per sempre testi fondamentali del sapere, perché il controllo della chiesa cristiana sulla cultura fu ferreo. Fu istituito l’Indice dei libri da bruciare. Ne Il nome della rosa di Umberto Eco possiamo cogliere perfettamente lo stato delle cose: e quei pochi che avevano la fortuna di potersi avvicinare a quei libri che all’epoca, si credeva, c’era scritta la Verità, come la Poetica di Aristotele per esempio, rischiavano di morire.
Nel XV secolo, grazie a Gutemberg, il libro diventò un prodotto a stampa, di più facile realizzazione e diffusione (in Cina già esisteva da secoli ma la cultura cinese era chiusa al mondo esterno), ma bisognerà attendere l’Illuminismo per avere effettivamente nel mondo occidentale un dialogo culturale aperto tra studiosi, un nuovo umanesimo e un progresso scientifico tale da poter dire che il libro non rappresentasse esclusivamente la ricerca della verità assoluta ma l’accesso alla conoscenza in divenire. Ma ancora nel XVIII secolo, solamente una élite nobiliare o una casta benestante aveva accesso al libro e agli studi letterari, filosofici e scientifici.
Il XIX secolo ha rappresentato per il libro il vero cambiamento: la diffusione nei paesi più avanzati, a partire dall’Italia, simbolo della cultura dell’epoca, lingua prescelta per gli eruditi e per gli artisti dell’epoca, ebbe una favorevole esplosione. In Russia, in Inghilterra, in Francia, in Germania sono stati scritti capolavori della letteratura che ancora oggi imperano tra gli scaffali delle librerie, opere irripetibili, uniche. La verità non venne più ricercata nel mistero di questo oggetto cartaceo, piuttosto c’era il bisogno di elettività, il piacere della narrazione e la semplice necessità di conoscere per crescere culturalmente.
Ma come spesso accade, ad un periodo di estrema crescita succede un periodo oscurantista e l’umanità riuscì a riappiccare roghi sulle pubbliche piazze, per bruciare libri, come nei secoli passati solo gli integralismi religiosi erano riusciti a fare. Nel 1933 il Partito Nazista ordinò di distruggere intere biblioteche sia scientifiche che letterarie. Intanto, alla fine del 1917, in Russia il Partito Comunista dava vita a un potente Sindacato degli scrittori che, de facto, eliminava tutto ciò che veniva ritenuto propaganda anticomunista, con relativa distruzione di opere e conoscenze e persone scomode al regime. E in Italia non fummo da meno, con leggi razziali e confino, metodi usati per eliminare cultura ritenuta scomoda. Un secolo buio, dove il libro tornò ad essere ritenuto verità, non solo conoscenza, vista la grande difficoltà che si creò in alcuni stati per accedervi.
Oggi per fortuna possiamo ritenerci fortunati. Abbiamo a disposizione, con estrema facilità rispetto al passato, ogni libro che potrebbe aiutarci nella ricerca della conoscenza. Certamente bisogna saper discernere, esiste fin troppo e a volte tanti prodotti inutili. L’auspicio è quello di poter migliorare ancora la forza della conoscenza, della ricerca culturale, ed è quello che mai si ricada negli errori del passato, sarebbe veramente una sconfitta per l’umanità.

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