Lupi e Pecore in un Mondo Senza Pastori

In codesto articolo, mi diviso di sottoporre all’attenzione del lettore, un’innovativa e rivoluzionaria teoria neurobiologica, sull’eziologia dei processi di gregarismo, gerarchia e cooperazione gruppale tra i primati umani. Codesta teoria, è altresì in grado, di allumar e disvelar i principi causali di molteplici comportamenti umani, in ispecial modo nell’ambito delle relazioni interindividuali. E pertanto, mi lusingo possa addivenir, un nuovo ed irrecusabile strumento di analisi ed ermeneutica politica, in senso lato, che di volta in volta, utilizzeremo per ricondurre la fenomenologia politica, tanto al principio causale, quanto all’obiettivo finale, sovente infinto ed ascosto. Consentitemi però prima, una breve digressione. Ho informato e sacrato gran parte della mia vita, allo studio della natura umana, avvedendomi tosto, che veruna disciplina era in grado, avulsa dalle altre, di render conto della sua ineffabile complessità : struttura, funzione, cognizione ed interazione. Ciò mi ha annosamente indotto, ad incamminarmi nel calle della pluridisciplinarità, in cerca di quelle risposte, che singolarmente nessuna dottrina era in grado dì fornirmi, dando vita dapprima, ad un’innovativa teoria neurobiologica, la teoria monofobica appunto, e dipoi a foggiar, come strumento di studio ed esegesi politica, una nuova disciplina, la neurobiologia politica. Questa raggruppa in se, le neurolscienze, le scienze politiche, la biochimica, l’etologia, l’economia ed ovviamente la filosofia, che simboleggia tanto il plinto, quanto la propaggine del pensiero scientifico. Mi propongo ora, d’esplicar seppur solo in sintesi, la mia teoria neurobiologica sulla monofobia. Essa muove dall’assunto, che la selezione naturale si sia servita di due grandi impulsi, per promuover l’evoluzione delle specie, l’impulso erotico e l’impulso monofobico, che ovviamente agiscono a livello subcorticale e pertanto anteriormente rispetto agli stimoli corticali della neocorteccia. La monofobia è un’avversione innatista all’isolamento, che esperienze d’insicurezza ed insufficienza elicitano. La filogenesi monofobica, è riconducibile al rischio di predazione a cui l’isolamento espone. L’ontogenesi monofobica, albeggia invece nel primo momento in cui la figura accudente, allontanandosi, per un qualsivoglia motivo, esce dell’orizzonte visivo del neonato, lasciandolo solo ed acuendo quindi quell’immanente senso d’insicurezza ed insufficienza che caratterizza la natura umana e che è ovviamente più pervasiva nei primi ed ultimi stadi della vita. È patente e perspicuo che minacce reali o percepite che siano, possano accrescer la baseline monofobica, comunque variabile da soggetto a soggetto, in virtù di differenze genetiche, biochimiche, mentali e sociali. A fronte di una lotta per la sopravvivenza e per la riproduzione, che impongono competizione e conflitto, la selezione naturale ha promosso, come processo compensativo, un impulso, la monofobia appunto, che accresce le possibilità di sopravvivenza dell’individuo isolato, pingendolo ogni qualvolta esperisce un senso di insicurezza ed insufficienza – che ovviamente l’isolamento elicita – al gregarismo ed alla cooperazione in cerca di sicurezza e protezione. Al contrario, al crescer della sicurezza, si farà vieppiu strada, la volontà di potenza e ahimè sovente, l’illusione di autonomia, fatta eccezione per quei rarissimi individui Alfa-dominanti che han omai anche perseguito l’individuazione e la cui sicurtà, li ha avvezzati a trasfigurar la volontà di potenza, in potenza oblativa. Ma la straordinaria possa dell’impulso monofobico, principia e promana dal fatto che, pinge il soggetto a ricercar anche in se, la possa e la resilienza per trascender il proprio senso di insufficienza. Ed è infatti, proprio codesto innatista e bicefalo impulso avversivo all’isolamento, che stimola e promuove l’albeggiar e lo sviluppo dell’intelligenza seduttiva, volta appunto ad accrescer il proprio potere e fascino sugli altri, fattore precipuo, non certo solo per sedurre venuste dame, ma bensì nodico e funzionale a qualsivoglia relazione interindividuale, in quel mirifico tribale animale, che è il primate umano. Sebbene però la monofobia, sia un’impulso nodale all’evoluzione della specie, la sua iterata iperattivazione, giacché promuove la risposta del ramo simpatico, può esser cagione anche di un innalzamento della concentrazione di cortisolo nel torrente ematico e pertanto, in determinate condizioni, alla lunga, può disregolar tanto la memoria, quanto l’apprendimento. Mi permetto di segnalar, a chiunque intendesse approfondir il tema della monofobia, che sto lavorando alla stesura di un trattato di neurobiologia politica, che intendo intitolare “lupi e pecore in un mondo senza pastori”, in cui la succitata teoria è esposta lungamente e mi lusingo anche, esaustivamente. Nel sovracitato trattato, dapprima esplicheró i tratti genetico- temperamentali propri degli individui dominanti e di quelli subordinati, nonché l’eziologia neurobiologica che è alla base del gregarismo e della cooperazione nei primati umani. Processi di precipua rilevanza, non solo per le relazioni interpersonali in genere, ma eminentemente per la politica, giacché comprender cosa spinge gli individui ad unirsi, o a sottomettersi ad un leader, può consentir ai governi di accrescer e cementare il senso identitario e d’appartenenza dei popoli, qualora questi risultino frali ed esangui, o al contrario, a divider le masse, qualora soggiaccino o propugnino perigliose e perniciose istanze anarchiche e sediziose. Nella seconda parte dell’opera, mi riprometto di enuclear invece, come le politiche economiche e sociali, possan sollecitar od inibir la monofobia, e con essa, tanto le fenomenologia di potenza, quanto quella gregaria e seduttiva. Al fine ora, di esplicar le dinamiche geopolitiche e la marcata conflittualità tra i paesi europei, prenderò ora metaforicamente a riferimento, un tipico pattern comportamentale in un gruppo di primati non umani. La conflittualità intraspecifica, è riconducibile a fattori sia endogeni che esogeni. Son endogeni, l’egoismo, l’egocentrismo e la competitività. Son invece fattori esogeni, la scarsità di risorse o le penuria di predatori. Nondimeno, al crescere della conflittualità interspecifica, cessa, sotto la pervasiva pinta monofobica, la lotta intraspecifica, ed anzi, prende abbrivo la cooperazione intraspecifica. Volgendo daccapo il guardo al primate umano, l’evoluzione od involuzione che dir si voglia, dello scacchiere geopolitico mondiale attuale, ed in ispecial modo l’insediamento dell’amministrazione Trump, stanno definitivamente dissolvendo nell’immaginario europeo, l’illusione di cooperazione con gli Stati Uniti. Ciò, come dianzi esplicato, ritengo possa oggi conferir ai paesi europei, elicitati dall’impulso monofobico, l’aire alla commettitura ed alla solidarietà. In altre parole, la percezione di un attacco esterno, tende a lenir ed inibir là conflittualità intraspecifica ed a riunir il branco. Mai come oggi, l’aggregazione e la cooperazione son per l’Europa necessità ineludibili. Rifacendomi al titolo della mia opera, e scusandomi pertanto per l’autoreferenzialitá, né il lupo, né la pecora, né il pastore, son colpevoli della propria condizione. Ed io, non mi unirò certo al folto coro dei “spregiatori e detrattori dell’uomo, io ne son piuttosto un caparbio e pertinace apologeta. Nondimeno, è al pastore, ovvero all’intellettuale, che spetta l’onere e l’onore di traghettar nel “Mondo nuovo”, la spaesata ed apolide torma europea. Quell’intellettuale, che ahimè nell’ultimo secolo, si è limitato al mero piagnisteo ed alla querulità. E pertanto, è a quella sparuta ed aulica schiatta superstite d’intellettuali, ch’oggi volgo l’alma e’l guato. La mia, è una chiama, un epinicio, un invito a servir quell’ideale di “Bellezza Delfica” su cui le nostre civiltà son state edificate, e che solo può riunir ed avvincer i popoli. I ferrigni ed incliti spirti, han il ciglio volto all’etere e si son temprati tra le burrasche della vita, nella vampa dell’attesa. Orsú, fratelli miei, è tramontato ‘l tempo del vagheggiamento e della contemplazione, codesta è l’era dell’audacia, dell’ardore e della navigazione, tosto saremo insieme ad Itaca.
Gabriele Furiosi